EROSS: intervista al project manager Dimitri Tartari

Come nasce Eross?
Con una sperimentazione nell'ambito del Piano Telematico dell'Emilia-Romagna 2002-2005. Nell'occasione abbiamo realizzato un'indagine, conclusasi con la pubblicazione di un dossier, che ha coinvolto 90 Comuni della regione. Si è trattato del primo passo per l'istituzionalizzazione della sperimentazione, e la definizione di un progetto nell'ambito della nuova programmazione regionale relativa al triennio 2007-2009.

Quali i suoi principali obiettivi?
Lo scopo di fondo è eliminare l'asimmetria informativa sul software open source che ancora oggi si registra nelle PA e nelle imprese, specie quelle di dimensioni minori, così come in senso più lato presso i cittadini. Vogliamo fornire elementi informativi e di approfondimento, per evidenziare quali possono essere i vantaggi, ma anche gli svantaggi, che potrebbero derivare dall'adozione e dall'uso delle soluzioni informatiche a codice sorgente aperto.

Per soluzioni informatiche si intendono i soli software o anche altro?
Non ci focalizziamo solo sui software, ma più in generale sul tema dei formati e degli standard. Ciò anche per rispondere alle indicazioni contenute nella legge regionale sulla società dell'informazione (11/2004), che tra le altre cose afferma la tutela della pluralità informativa ed esprime valutazioni positive sull’utilizzo di formati e standard aperti. Non solo: il progetto risponde anche alle numerose espressioni a favore del software libero formulate nel tempo dall'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna.

Cosa è stato realizzato finora nell'ambito del progetto?
Nei primi due anni e mezzo abbiamo raccolto dati sullo stato dell'arte e pubblicato dossier sulla diffusione dell'open source nel contesto regionale. Abbiamo cominciato a muovendoci su un terreno ampiamente conosciuto, quello delle PA, e ora ci stiamo spostando sul versante delle imprese, un terreno per noi ancora inedito.

Sintetizzando al massimo, quale la principale evidenza emersa dalle indagini lato PA?
L'indagine del 2008 ha interessato quasi l’80% dei Comuni emiliano-romagnoli, e oltre a riscuotere interesse nel territorio regionale, è stata spesso citata come fonte di riferimento in ambito nazionale e internazionale. Per quanto riguarda i risultati, a livello generale abbiamo avuto la conferma che c'è ancora una insufficiente conoscenza su cosa sia l'open source e su quali siano le implicazioni che potrebbero derivare dalla sua adozione. Occorre precisare inoltre che, tenendo conto di una sollecitazione dell'Assemblea legislativa, una parte dell'ultima rilevazione ha riguardato i progetti del Piano Telematico dell'Emilia-Romagna.

Cosa è stato riscontrato in questo ambito?
I risultati hanno chiaramente indicato la necessità di approfondire il tema delle licenze software, soprattutto per quanto riguarda il codice di proprietà della PA. Abbiamo perciò avviato uno studio che porterà alla realizzazione di una serie di linee guida, e tra le altre cose contemplerà dei casi di studio relativi all'adozione di licenze open source nell’ambito dei progetti del PiTER. Il documento sarà rilasciato e divulgato entro il 2009.

Quali progetti del PiTER rientreranno tra i casi studio?
Il progetto FedERa, promosso per la realizzazione di un sistema di autenticazione federata ai siti delle PA emiliano-romagnole, un progetto della filiera sanità che stiamo per selezionare, e un terzo su un intervento di riuso.

Esistono ulteriori sinergie e collaborazioni con altri progetti del Piano telematico?
Abbiamo collaborato col progetto RAcER, dedicato alla promozione della cultura dell'accessibilità web nelle PA. Parte delle nostre indagini sono state realizzate in collaborazione con lo staff del progetto, che ha sfruttato la ricognizione per verificare se e quanto il tema dell'accessibilità sia avvertito e presidiato negli enti locali. Altre sinergie "fisiologiche" sono promosse con tutti i progetti e le attività che hanno a che fare con il monitoraggio e le rilevazioni sullo stato dell'arte della società dell'informazione in regione. Infine è allo studio anche la possibilità di creare contenuti formativi multimediali da veicolare attraverso il Sistema di e-learning federato dell'Emilia-Romagna.

Sono previste iniziative per allargare gli orizzonti e le ricadute di Eross?
Sì, da un lato vogliamo segnalare, valorizzare e condividere con altre realtà regionali le esperienze più significative promosse nel nostro territorio, e dall'altro fare sistema qui in Emilia-Romagna, per sfruttare al meglio quanto di buono viene prodotto ed elaborato altrove. Per assecondare la prima esigenza, abbiamo creato un legame con i centri di competenza sull'open source di altre 6 regioni italiane: lo scopo è confrontarci su cosa è stato realizzato finora in ognuna di queste realtà, e replicare nelle altre regioni le esperienze e i modelli più significativi.

Come vi siete mossi per assecondare il secondo obiettivo?
Abbiamo dato vita a un gruppo di lavoro di enti locali dell'Emilia-Romagna, composto dalle realtà che hanno mostrato una maggiore propensione all'uso della piattaforma Open Office. Contiamo di realizzare delle linee guida per l'adozione e l'uso di questo pacchetto negli enti locali, ma più in generale vogliamo istituzionalizzare il confronto e la condivisione sull'open source tra gli operatori delle PA locali che ne fanno un maggiore utilizzo. Al gruppo hanno aderito anche l'Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali dell'Emilia-Romagna, e la società Lepida Spa, interessata a un approfondimento sui software di tipo GIS per la cartografia e la georeferenziazione. Stiamo anche ragionando su come allargare questa attività alle AUSL, alle community software e al tessuto imprenditoriale della regione.

Che tipo di feedback ricevete dai territori?
Molti Comuni hanno manifestato la volontà di prendere parte al gruppo di lavoro. Gli stessi dati ricavati dalle nostre indagini ci dicono che gli enti locali vogliono approfondire la conoscenza dell'universo open source.

Nel 2009 termina la programmazione del PiTER. Come si chiuderà il progetto?
Realizzeremo uno studio di fattibilità sull'ideazione e l'istituzione di un centro di competenza regionale sull'open source, che possa configurarsi come un punto di riferimento a disposizione innanzitutto delle PA, ma anche delle imprese e dei cittadini.

In definitiva, che vantaggi porta Eross agli enti locali
Se aumentano le competenze e le conoscenze sulle opportunità e i fattori critici derivanti dall'adozione dell'open source, gli enti locali possono scegliere con maggiore cognizione di causa. Possono ad esempio selezionare i prodotti migliori dal punto di vista qualitativo, così come ottenere soluzioni più vantaggiose rispetto ad altre, a parità di prezzo. A ciò si aggiungono i classici effetti virtuosi scatenati dalla messa in circolo di saperi e competenze tra gli enti coinvolti. Tra l'altro, trattandosi spesso dello scambio di prodotti e soluzioni realizzati dagli stessi enti, ci sono evidenti ritorni anche dal punto di vista dell'abbattimento dei costi.

Quali invece le ricadute per il territorio regionale?
Una ha a che fare ad esempio con la possibilità di favorire la nascita e la crescita di un vero e proprio indotto regionale di produttori e fornitori open source per le PA. Se si diffondono una cultura e una sensibilità diffuse su questo tipo si software, così come sugli standard e i formati aperti, gli enti locali saranno anche più interessati all'eventuale offerta di servizi e tecnologie di questo genere.

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