2005 Regione Emilia-Romagna [front e back office]
Principali evidenze
La rilevazione ha coinvolto tutti i 341 Comuni dell’Emilia-Romagna; l’insieme delle risposte raccolte è dunque in grado di rappresentare con affidabilità l’universo regionale. La maggior parte degli indicatori è stata comparata con le regioni europee partecipanti al programma UNDERSTAND impegnate sul tema dell’e-government: Piemonte, Comunidad Valenciana (Spagna), Hessen (Germania), Wielkopolska (Polonia), Yorkshire and the Humber (Regno Unito).
Pochi, circa un quinto, sono i Comuni che dichiarano di avere una strategia in materia ICT; indice di una non ancora molto radicata consapevolezza del valore strategico delle ICT. Grandi differenze si riscontrano a livello locale: abbiamo medie provinciali molto inferiori a quella regionale a Piacenza, Parma, Forlì-Cesena e Rimini, mentre spicca Bologna con quasi due quinti dei Comuni con strategia ICT.
Molto pochi sono i dipendenti dedicati alle funzioni di supporto ICT: il numero totale di addetti ICT segnalato è 325 nei Comuni rispondenti; mediamente solo l’1% dei dipendenti è dedicato alle funzioni ICT. Solo il 39% dei Comuni della regione ha al proprio interno uno specialista ICT; bisogna comunque annotare che alcuni Comuni hanno ritenuto utile il ricorso ad informatici esterni e a forme associative con altri Enti.
La connessione ad Internet è oramai ritenuta indispensabile per svolgere le attività necessarie per il normale funzionamento dell’Ente stesso; più del 60% dei Comuni ha una connessione di tipo banda larga. La maggior parte di questi possiede una connessione DSL a velocità superiore ai 2 Mbps o a fibra ottica. 23 Comuni indicano una connessione di tipo “senza fili”, o satellitare o wireless. A livelli molto alti si collocano i Comuni parmensi, reggiani, modenesi e riminesi, con percentuali vicine all’80% con connessioni a banda larga, molte delle quali xDSL.
Dotazioni tecnologiche: l’utilizzo di Intranet non è ancora particolarmente diffuso in quanto solo nella metà dei Comuni questa è stata attivata; da notare che Intranet è molto diffusa soprattutto nella provincia di Ferrara. Solo un quarto dei Comuni ha informatizzato le funzioni di gestione documentale e solo un decimo quelle di workflow documentale; quasi la metà dei Comuni ha almeno uno dei dipendenti dotati di firma digitale; più di un terzo utilizza software open source; tutti hanno almeno un sistema di sicurezza, nella quasi totalità dei casi un antivirus.
Quasi la metà dei Comuni rileva nell’aspetto economico un considerevole ostacolo all’uso diffuso delle ICT; anche la carenza di staff è considerato un fattore chiave. Il 27% lamenta la carenza di una strategia ICT aggiornata, ma solo il 21% dei Comuni dichiara di possedere una precisa strategia in materia. Piccoli e grandi Comuni presentano problemi completamente diversi: i piccoli Comuni risentono molto della carenza di staff qualificato e della consistenza della spesa; al contrario, per i Comuni capoluogo, di ostacolo sono la mancanza di integrazione tra le applicazioni, gli errori o i difetti nel software e anche la mancanza di flessibilità dei fornitori.
La spesa sostenuta dai Comuni per il settore ICT è, mediamente, di 12 euro all’anno per abitante; anche in questo caso la differenza tra Comuni è rilevante: nel 2003 i Comuni che hanno speso meno di due euro per abitanti sono 15, mentre quelli che hanno speso di più di questa cifra sono 21. La prevalenza degli investimenti riguarda hardware e software (72% del totale); la spesa risulta sempre influenzata dalle dimensioni diverse dei Comuni; in media la spesa aumenta di 15 euro per ogni abitante in più residente nel comune.
Solo 10 Comuni su 341 (3%) non hanno un proprio sito ufficiale, ossia curato dall’Ente stesso; l’87% dei Comuni ha un proprio dominio (nel 2003 era il 67%); le categorie di soggetti pubblici meno presenti nel web sono le forme associative, i Comuni montanti e quelli con meno di 5.000 abitanti. Se guardiamo alla geografia della presenza on line dei Comuni, vediamo come sono la provincia di Parma e quella di Ravenna ad eccellere, con il 100% dei Comuni con sito con dominio proprio e nome standard.
Qualità dei siti: per quanto riguarda l’usabilità e l’accessibilità sottolineiamo che, se nel 2003, solo 5 Enti avevano il Bollino W3C, livello A, nel 2004 sono già 29. Il livello di qualità dei Comuni è nettamente migliorato rispetto all’anno precedente: cinque Comuni in particolare raggiungono una media superiore al 75% (20 indicatori soddisfatti su 26 totali): Modena, Carpi, Bologna, Argenta e Faenza.
Interattività dei servizi on line: se il servizio “cambio di residenza” registra un dato omogeneo rispetto all’anno precedente (con in Comuni di Parma, Cesena e Castel San Pietro Terme che raggiungono il 100% di interattività), il “rilascio di carta d’identità” presenta risultati in crescita (ad es. il Comune di Cesena ha raggiunto il 100% di interattività); per quest’ultimo vediamo che le province di Parma (41%) e Forlì-Cesena (43%) toccano punte d’eccellenza, grazie soprattutto ai Comuni capoluogo.
L’interattività media dei 18 servizi on line rilevati passa, dal 2003 al 2004, dal 47% al 58%; in Emilia-Romagna è quindi più “normale” attendersi un servizio interattico che uno non interattivo.. E’ confermata anche nel 2004 la prevalenza di risultati migliori peri servizi più centralizzati o di competenza di Enti territoriali di maggiori dimensioni (provinciale e regionale); tra di essi evidenziamo i servizi sanitari che sono cresciuti in maniera significativa (“Scelta del medico di base + 32%; “Prenotazione visite mediche + 11%), con, tra l’altro, il consolidamento reale delle ASL (fra tutte quelle di Bologna) o virtuale (sportello unico distrettuale della ASL di Bologna e Imola).
La media dei servizi in Emilia-Romagna è cresciuta più della media italiana ed europea: tra 2003 e 2004 la Regione è passata dal 52% al 62%, l’Italia dal 46% al 53%, l’Europa dal 56% al 62%. La crescita in Emilia-Romagna è significativa soprattutto sulla ricerca di lavoro e sulle visite mediche, mentre in Europa è avvenuta soprattutto sul prestito libri e sull’autorizzazione alle imprese. Sottolineiamo che la media regionale supera la media nazionale per 5 servizi su 8: ricerca offerte di lavoro, iscrizione all’università, autorizzazione unica, rilascio permesso a costruire, cambio residenza.
Multicanalità: poco diffusi gli altri servizi interattivi alternativi al Web. Solo il 3% dei Comuni offre un servizio via SMS, solo 6 erogano una newsletter o un servizio via e-mail (sono 192 – il 74% – i Comuni che non erogano nessuno di questi servizi). Emerge chiaramente che ben poca attenzione è rivolta verso l’ottica della multicanalità del servizio; la situazione è comunque simile a quella media dell’Europa. Confronto alla situazione nazionale l’Emilia-Romagna ha standard leggermente migliori: il 17% dei Comuni nazionali ha servizi multicanale nei propri siti contro il 20% di quelli della nostra regione.
Uso dei servizi on line da parte dei cittadini: le donne sono più propense a visitare il sito della Pubblica Amministrazione locale (il 50% delle donne; il 34% degli uomini); maggiore è l’istruzione dell’utente, più facile che utilizzi i servizi pubblici on line (la percentuale degli utenti Internet che ha visitato il sito web di una Pubblica Amministrazione è del 25% tra coloro che hanno la licenza elementare o media, del 43% tra i diplomati e del 55% tra i laureati). Inoltre sottolineiamo come gli utenti siano soprattutto dirigenti, liberi professionisti, insegnanti, impiegati e pensionati.
Uso dei servizi on line da parte delle imprese: su un campione di 500 imprese regionali dei settori della meccanica, del turismo e dell’ICT quasi il 40% ha dichiarato di utilizzare Internet per comunicare con la Pubblica Amministrazione. Per quanto riguarda la dimensione si rileva che le piccole imprese, quelle con un numero di addetti compreso tra 10 e 49, sono meno inclini delle altre a comunicare con la Pubblica Amministrazione. Mettiamo in luce che complessivamente il giudizio delle imprese sui servizi on line è piuttosto soddisfacente.
