2008 EROSS (Emilia-Romagna Open Source Survey) Pubblica Amministrazione

 

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Principali evidenze

269 Comuni hanno risposto al questionario inviato (79%): i dati sono stati raccolti nel periodo dicembre 2007 - marzo 2008 attraverso un questionario inviato ai 341 Comuni della regione. La percentuale di risposte più elevata è stata registrata nei Comuni con più di 15.000 abitanti (89%).

Indagine su due tipologie di software: client/desktop (installati tipicamente sulle postazioni degli operatori della PA) e server. Per i primi, le informazioni raccolte riguardano il sistema operativo per il desktop, il software per la posta elettronica, il browser Internet, la suite office automation, i sistemi SIT/GIS: per i secondi, l’indagine si è concentrata su web, application, mail, file, server di desktop remoto, data base management system e printer server.

Scopo delle interviste: calcolare un indice di intensità d’utilizzo del FLOSS (iuFLOSS), pari al rapporto tra il numero di installazioni di tipo FLOSS ed il totale di tutte le installazioni. Questo ha permesso di distinguere i Comuni in tre categorie di utilizzatori: “intenso”, “moderato”, “nessuno”.

Due Comuni emiliano-romagnoli su tre (63%) dichiarano di utilizzare FLOSS: dato di molto superiore alla media nazionale (34%) e superiore in modo sostanziale al valore medio dell’area geografica Nord-est (51%) e di quella europea (50%). La regione ha quindi maturato una tendenza ed una propensione all’uso di soluzioni software FLOSS maggiore di quella delle corrispondenti Amministrazioni italiane ed europee.

Sono i Comuni compresi nelle fasce con popolazione fra 3.000 e 15.000 abitanti che paiono fare un uso del FLOSS meno intenso; questa dinamica subisce gli effetti della disponibilità di risorse umane ed economiche, della complessità della gestione dell’installato che aumenta con l’aumentare del numero dei dipendenti dell’ente e con fenomeni di esternalizzazione dell’attività di gestione e manutenzione.

Utilizzo di software client/desktop: sopra la media regionale i Comuni di Rimini, Bologna (nell’utilizzo di software di produttività personale, Suite Office) e Modena (nell’utilizzo di software in Internet, Browser). Comunque, la diffusione di FLOSS nel settore dei software client/desktop è piuttosto limitata: la cosa è ancor più evidente se guardiamo ai sistemi operativi, per i quali, più del 75% dei Comuni della regione ha un iuFLOSS pari a zero.

CMS (Content Management System: sistemi di gestione dei contenuti Web): sono 98 i Comuni che hanno risposto ai questionari; di questi, il 59% ha dichiarato di farne uso ed il 3% ne sta valutando l’adozione. Questa tipologia di software è quindi relativamente poco diffusa se si considera che tutti i Comuni della regione sono dotati di un sito Web istituzionale, e, in alcuni casi, di ulteriori portali tematici. Sottolineiamo che la maggior parte degli utilizzatori di CMS opta per soluzioni proprietarie, mentre solo il 18% ha scelto CMS free o open source.

I “serventi” sono software di cui le PA si sono dovute dotare per gestire la propria LAN (local area network) su cui fornire servizi distribuiti e per sviluppare e gestire applicazioni e servizi da utilizzare sulle reti Intranet e Internet. Sul lato server il numero dei Comuni che utilizzano in modo esclusivo FLOSS è molto elevato; sul totale dei 341 Comuni emiliano-romagnoli, "sono" al 100% FLOSS, il 7% per i Web server, l’11% per i mail server e addirittura il 25% per gli application server.

Quali Comuni utilizzano FLOSS? Più grandi sono, maggiori le possibilità che adottino questo tipo di soluzione, anche se, tuttavia, occorre sottolineare come le dimensioni paiono influire principalmente sulla possibilità di adottare o no FLOSS piuttosto che sull’intensità di utilizzo. Alcuni dati: i Comuni con un valore del iuFLOSS almeno sufficiente sono il 71%, mentre quelli con una valore pari a zero sono il restante 29%.

Con la presente ricerca si è ottenuta una chiara e veritiera descrizione delle scelte nel campo software operate dai Comuni della regione. In sentesi possiamo dire che: il 63% dei Comuni della regione ha dichiarato di fare uso di FLOSS; un altro 14%, pur essendosi dichiarato non utilizzatore di FLOSS, risultano invece utilizzatori inconsapevoli; oltre un Comune su dieci ha adottato un atto di indirizzo strategico o amministrativo riguardante FLOSS; l’intensità di utilizzo di FLOSS è più elevata nelle fasce dimensionali di Comuni che stanno agli estremi (Comuni molto piccoli e Comuni grandi).

La presenza di un atto formale a favore di FLOSS e la presenza di una persona che abbia un certo potere decisionale sono condizioni necessarie ma non sufficienti per incentivare il livello dei servizi on line dei Comuni emiliano-romagnoli. Questo risultato conferma, dal lato empirico, ciò che fino ad ora è sempre stato proposto da un punto di vista teorico, cioè che, per avere una diffusione capillare del FLOSS e perché questa dia dei frutti in termini di servizi ai cittadini, è necessaria una scelta strategica formalizzata e supportata adeguatamente.

La maggior parte dei progetti del PiTER prevede l’acquisizione o sviluppo di software (quasi il 70%). Restano escluse quelle azioni prettamente infrastrutturali (reti fisiche) e quelle che mirano all’inclusione, misurazione di scenario e monitoraggio. Riportando lo stesso risultato ri-parametrato sulla base del valore economico dei progetti, il rapporto muta presentando un sostanziale equilibrio tra i progetti che si occupano di software e non (49% e 51%).

Progetti che prevedono l’acquisizione o lo sviluppo di software: la maggior parte di essi mostra la prevalenza di software di proprietà della PA e quindi, nonostante il free, libre, open source software sia largamente utilizzato, i prodotti software acquisiti e/o sviluppati nel PiTER saranno per lo più di proprietà pubblica. Il FLOSS è utilizzato prevalentemente in quei progetti che hanno un valore relativamente basso e/o in cui l’attività di acquisizione e/o sviluppo software influisce maggiormente sul budget del progetto.

L’84% dei progetti che acquisisce e/o sviluppa software ritiene di produrre codice che potrebbe essere proficuamente riutilizzato da altre PA ma un numero non irrilevante non ha chiarezza su chi sia il legittimo proprietario . Esiste un sostanziale favore per le azioni di supporto all’adozione del FLOSS nelle PA (in particolare per attività di tipo informativo) e in quello privato (nel coordinamento e promozione di progetti FLOSS).

I progetti del PiTER, pur non detenendo nella maggior parte dei casi la proprietà del software acquisito e/o sviluppato, non hanno previsto azioni che chiariscano nel dettaglio quali componenti del codice siano sottoposti a licenza (proprietaria o FLOSS) e quali invece possano essere “licenziati” (magari FLOSS) dalla PA in modo da favorire politiche di riuso e standardizzazione.

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